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  • Una macchina che "legge" i geni

    UNA MACCHINA nuova, e tutto sommato non eccessivamente costosa, per sequenziare il nostro patrimonio genetico. L'ultima trovata dei genetisti arriverà sul mercato americano il mese prossimo. I suoi creatori sperano così di rendere più facile e accessibile l'analisi della variabilità genetica, una conquista che potrebbe avere importanti sviluppi a livello medico e sanitario.

    "Polonator", questo il nome della macchina, è stato progettato dal dottor George Church, genetista che ha iniziato a seguire questo sogno negli anni '80, quando ancora era studente, avviando lo Human Genome Project. Church vede nella possibilità di sequenziare il patrimonio genetico la corsia preferenziale verso la medicina personalizzata. Cure e trattamenti preventivi, sottolinea, potranno essere modellati ad personam, tenendo conto delle caratteristiche genetiche di ognuno.

    Sviluppato secondo una filosofia "open source", questo dispositivo verrà messo in commercio dalla Danaher Motion di Salem (New Hampshire). L'intento è quello di tenere basso il prezzo. "La comunità scientifica deve investire sulle potenzialità delle proprie scoperte", spiega Church, direttore del Center for Computational Genetics della Harvard Medical School di Boston, "Il settore della strumentazione biomedica è imbrigliato da costi elevatissimi e questo non aiuta né i pazienti né la nostra ricerca".

    La macchina avrà un costo di circa 150mila dollari, tra un terzo e un decimo del prezzo dei sequenziatori attualmente sul mercato . "Si tratta di un costo estremamente competitivo", spiega il dottor Antonio Torroni, professore di Genetica dell'Università di Pavia. "Queste apparecchiature hanno in genere un prezzo molto più elevato: a 150mila dollari, anche molti laboratori italiani potrebbero permettersi una macchina per il sequenziamento dei geni". Il professor Torroni ricorda che, anche nel nostro Paese, lo studio della variabilità genetica sta facendo grossi passi avanti. "Sequenziare a costi sempre inferiori è una conquista degli ultimi anni", spiega, "che, se perfezionata e approfondita, potrebbe davvero portare ad importanti scoperte in campo farmacologico".


    Questo strumento sarà infatti parte integrante di un altro progetto di Church, specificamente rivolto all'analisi di terapie farmacologiche personalizzate. Church e i suoi collaboratori, all'interno del Personal Genome Project, hanno reclutato 10 volontari, che metteranno a disposizione informazioni sul proprio patrimonio genetico e non solo, sia con l'equipe di scienziati che al pubblico. Church confida che l'accumulo di dati possa servire per individuare delle terapie più efficaci contro determinate malattie. "Uno degli obiettivi fondamentali di questo progetto - spiega", è quello di gettare un ponte tra il mercato della ricerca e quello del consumatore".

    La sua equipe ha trascorso diversi anni per sviluppare il prototipo del macchinario. Church all'inizio voleva stilare un manuale per costruire il marchingegno da soli e poi caricarlo su internet, ma alla fine ha deciso di sviluppare un apparecchio commerciale. Il suo team è stato subito appoggiato dalla Danaher Motion, costruttore specializzato in apparecchi di precisione. Negli anni passati, Church ha lavorato gomito a gomito con la Danaher proprio allo scopo di sviluppare il più economico e robusto apparecchio del genere, da immettere sul mercato. "Avremmo potuto venderlo a 300mila dollari", conclude Kevin McCarthy, capo della divisione tecnologica della Danaher, "ma George sta seguendo una sorta di missione. Per noi 150mila è una cifra di compromesso: ci garantisce un margine di profitto, e al tempo stesso va incontro ai suoi nobili obiettivi scientifici".

    (30 aprile 2008)

    tratto da Repubblica.it 

     

  • Indagine condotta dall’Anderson Cancer Center di Houston (Stati Uniti) Tumori, quante informazioni (false) sul web

     Internet:
     come muoversi nel web alla ricerca di informazioni scientifiche da fonti affidabili
     
     
    DRITTE DI NAVIGAZIONE - Come fare,  per informarsi minimizzando il rischio di prendere un granchio? Esistono criteri internazionali, come l’Hon Code (Health on the Net Foundation Code of Conduct), un vero e proprio marchio di attendibilità per siti internet, che si basa su requisiti di credibilità, come il fatto che le informazioni provengano da medici qualificati, che non dispensino soluzioni facili, che rinviino sempre ad un consulto (reale, non virtuale), che vengano dichiarate sponsorizzazioni e conflitti di interesse, che le date di pubblicazione siano esplicitate. Il primo passo, ricorda ancora Gatti, è partire dai siti di istituzioni credibili: «Ci sono gli indirizzi internet dei grandi centri oncologici di livello internazionale, poi quelli delle pubblicazioni scientifiche, giornali che hanno anche interessanti motori di ricerca, e i siti delle associazioni e fondazioni che si occupano di oncologia. In generale - continua Gatti - quando si trova un’informazione, bisognerebbe sempre verificare se chi la fornisce ha una credibilità nell'ambito della medicina. E questo si può ottenere con una certa facilità verificando, ad esempio, se gli specialisti hanno pubblicato su riviste scientifiche di buon livello». Un metodo semplice è inserire il nome dell’autore nel motore di ricerca PubMed (www.pubmed.gov). Sul portale Partecipasalute (www.partecipasalute.it), un progetto promosso dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e dal Centro Cochrane Italiano, è anche disponibile il “Misurasiti”, uno strumento per mettere alla prova le pagine trovate, e per capire se possono essere utili, o se invece è meglio cliccare altrove. Buona verifica, dunque, magari iniziando proprio da Sportello Cancro.
     
     
      
    tratto da: 
    http://www.corriere.it/sportello-cancro/articoli/2008/04_Aprile/16/internet.shtml